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Newsletter n. 2 - Bolle ne abbiamo?
La bolla delle criptovalute
“Preferisco detenere l'1% di tutta la terra agricola degli USA piuttosto che il 100% di tutte le criptovalute" - Warren Buffett
Dopo la bolla dell’AI vediamo un’altra potenziale bolla che potrebbe esplodere nel 2026: la bolla delle criptovalute e degli stablecoin.
Dato che questa newsletter non è indirizzata agli addetti ai lavori bensì alle persone che non hanno una conoscenza approfondita dei mercati, cercherò di dare qualche informazione su cosa sono le criptovalute e cosa sono gli stablecoin.
Le criptovalute
Le criptovalute sono definite come delle valute digitali, ma in realtà della valuta hanno poco. Sono in realtà degli assets digitali, ovvero una categoria di investimento a se stante. Gli altri assets (non digitali) sono le obbligazioni, le azioni, i fondi comuni, le sicav, gli ETF, le materie prime. Vediamo prima cosa sono questi:
- Una azione è un pezzetto di una azienda
- Una obbligazione è un impegno a pagare una certa somma da parte di una azienda o di uno stato o di un ente sovranazionale
- Un fondo comune è un pezzetto di un grosso portafoglio che contiene al suo interno azioni o obbligazioni o altre attività, una SICAV è sostanzialmente la stessa cosa
- Un ETF è simile ad un fondo comune ma a differenza del fondo comune viene scambiato sul mercato come una azione
- Una materia prima, l’oro o il petrolio o l’argento, viene scambiata sia in forma fisica (posso andare a comprare i lingotti e tenerli in banca o a casa mia) sia attraverso fondi o ETF che a loro volta comprano la materia prima
Ecco, la grande differenza tra tutte queste attività e le criptovalute è una sola: la criptovaluta è una pura convenzione, non ha sotto nulla, non rappresenta nulla se non il fatto che qualcuno è disposto a pagare un prezzo per essa. Se improvvisamente per qualsiasi motivo nessuno volesse più quella criptovaluta il suo valore andrebbe a zero perché sotto non c’è nulla.
Il termine criptovalute peraltro è ingannevole: una valuta per definizione ha dietro un paese, una nazione, o una confederazione (come è il caso dell’Euro). Se io compro un dollaro compro un pezzettino di Stati Uniti, e so che c’è una banca centrale che difenderà quel dollaro in caso di ribassi. Idem per l’euro o anche per il peso argentino. Poi ovviamente il potere della banca centrale argentina è minore di quello della Federal Reserve, e per questo il peso è considerato meno sicuro, ma dietro ad ogni valuta esiste un paese con una sua economia ed una banca centrale.
Ma allora come mai le criptovalute sono cresciute così tanto di valore? “L’amico di mia cognata ha comprato i bitcoin 3 anni fa e ci ha guadagnato un sacco”.
I tulipani olandesi
Per dare un’idea di cosa siano le criptovalute è utile raccontare una storia, ambientata nell’Olanda del 1600: in quegli anni in Olanda arrivarono dall’oriente molti bulbi di tulipani esotici, che producevano fiori coloratissimi con motivi molto originali. Scoppiò la moda di questi tulipani e tutti facevano a gara ad avere giardini decorati con i tulipani più particolari con petali striati dei colori più vivaci. Il prezzo dei bulbi di questi tulipani, visto che andavano molto di moda, cominciò a salire rapidamente. Ed ecco che si creò un fenomeno tipico delle bolle: la gente cominciò a comprare i bulbi dei tulipani non per decorare il proprio giardino ma per tenerli qualche giorno o settimana e poi rivenderli a prezzo maggiorato, perché i prezzi continuavano a salire. Il fenomeno durò alcuni anni, e i prezzi non scendevano mai, continuavano a salire. Molti commercianti di bulbi o semplici persone che si erano buttate a commerciare questi bulbi si ritrovarono ricchi grazie ai tulipani, senza averne mai piantato uno in terra. Si arrivò al punto che con un singolo bulbo particolarmente raro ci si poteva ottenere il valore di una casa ad Amsterdam. Purtroppo la bolla ad un certo punto scoppiò, la moda passò, visto anche i prezzi deliranti che questi bulbi avevano raggiunto, e tutti quelli che ne avevano fatto incetta cercarono di venderli allo stesso momento prima che i prezzi scendessero ancora. Ma quando tutti vendono un bene, cosa succede? I prezzi ovviamente crollarono fino a che un bulbo di tulipano tornò a valere pochi fiorini, ovvero ritornò al suo valore vero. Naturalmente molti mercanti caddero in rovina, c’era chi si era indebitato per comprare bulbi che pensava di rivendere a prezzi più alti, c’era chi aveva venduto la casa per commerciare in bulbi, e costoro persero tutto.
Le criptovalute, siano bitcoin o qualsiasi altra, prima o poi potrebbero, o dovrebbero, fare la fine dei tulipani, anzi peggio perché un bitcoin non lo puoi nemmeno piantare in giardino.
C’è un altro fattore importante: chi investe in bitcoin oggi lo fa principalmente a scopo speculativo ma tra i principali investitori in bitcoin vi sono anche tutti i peggiori criminali, che in questo modo riescono a regolare commerci che non potrebbero regolare tramite bonifico bancario perché se no sarebbero tracciati. Bitcoin non è tracciato da nessuno, non è controllato da nessuna banca centrale, se dovesse scendere di molto tutti gli intermediari che adesso operano sul mercato e tramite i quali potete investire in bitcoin sparirebbero senza nessuna traccia. Una banca non può sparire nel nulla, esistono le banche centrali. Invece un intermediario di criptovalute si.
Gli stablecoin
Naturalmente quanto detto per bitcoin vale per qualsiasi altra criptovaluta, non vale per gli stablecoin, o almeno per la categoria più interessante di stablecoin, quelli con sottostante in “fiat currency” (non è la marca di automobili ma una qualsiasi valuta corrente, tipo dollaro o Euro 😊). Questi stablecoin sono delle criptovalute che hanno un sottostante, normalmente costituito da titoli di stato in Dollari o Euro. Ovvero: chi lancia uno stablecoin raccoglie soldi (soldi veri, non digitali 😊) dagli investitori, ai quali dà la titolarità di un certo numero di stablecoins. I soldi raccolti vengono investiti in titoli di stato (principalmente americani se lo stablecoin è legato al dollaro, o europei se legato all’euro) o in materie prime. Mano a mano che crescono gli ammontari investiti aumentano le emissioni di stablecoin in modo da far si che il prezzo dello stablecoin rimanga, appunto, stabile. Per ogni emissione di nuovi stablecoin viene investito un ammontare identico in titoli di stato. Ciò significa anche che il prezzo degli stablecoin, a differenza delle criptovalute, resta stabile, perché per ogni nuovo investitore che ne richiede vengono emessi nuovi stablecoin. Questo garantisce, fino ad un certo punto, che io riceverò quanto pagato. Attenzione: non riceverò una lira di interessi. Ovvero: se io prendo mille euro e compro un titolo di stato americano, ricevo degli interessi ogni anno. Se io prendo mille euro e compro uno stablecoin, che a sua volta investe negli stessi titoli di stato americani, non ricevo una lira di interessi. Gli interessi li prende quello che gestisce lo stablecoin. Allora la domanda è: perché mai dovrei investire in una cosa che non mi dà rendimento? La spiegazione ufficiale è che chi è residente in alcuni paesi dove la valuta locale non è una valuta sicura, e dove non si possono acquistare dollari o euro, investe in stablecoins per garantirsi un investimento che non perda di valore. Esempio: il privato cittadino venezuelano, che non può comprare dollari (perché in Venezuela è illegale comprare valuta straniera) ma vede il peso venezuelano perdere valore ogni giorno, può attraverso un computer investire in stablecoin, ed in questo modo si compra una valuta che non perde di valore. Io temo che in realtà ci siano anche molti investitori di paesi sviluppati che semplicemente vogliono far sparire denaro non guadagnato onestamente o comunque sul quale non vogliono pagare tasse.
Al di là di questa considerazione il punto è un altro: quale è il rischio degli stablecoins? Non c’è rischio, giusto? Sbagliato! Uno dei principali gestori di stablecoins è ormai cresciuto a tal punto da detenere una quantità molto importante dei titoli di stato del governo statunitense. Supponiamo che una buona parte degli investitori in stablecoins, spaventati magari da qualche notizia negativa sulla stampa, decidessero di volere indietro i loro soldi, cosa succederebbe? Il gestore di stablecoin dovrebbe vendere i titoli di stato. Ma sappiamo bene che se io vendo una quantità importante di titoli di stato sul mercato si crea un effetto a catena per cui il prezzo di questi titoli scende bruscamente, e io mi trovo a doverli vendere ad un prezzo molto inferiore a quello al quale sono stati pagati. E a questo punto non ci sarebbero più abbastanza soldi per rimborsare tutti quelli che hanno chiesto il loro investimento indietro. E quando si diffonde questa notizia succede il patatrac.
Dunque è giusto dire che gli stablecoins, almeno quelli legati a dollaro o euro, sono molto più stabili delle criptovalute, ma sono anch’essi rischiosi, più di molti altri investimenti. Normalmente se io mi prendo un rischio dovrei ricevere un rendimento, tanto maggiore quanto maggiore è il rischio che prendo. Invece in cambio di questo rischio chi investe in stablecoins riceve un bellissimo niente, zero, nessun interesse, nada, nulla.
Conclusioni
E quindi il consiglio per un investitore normale (diamo per scontato che i lettori di questa newsletter non debbano investire proventi di attività illegali) qual è? Stare alla larga da criptovalute e stablecoins? Ricordo che questa newsletter non dà consigli di investimento, se volete una consulenza di investimento contattatemi tramite il sito, o tramite linkedin, o scrivetemi alla mia email claudio@cldaconsulting.com in quanto qualsiasi consiglio di investimento non può essere fatto senza considerare chi investe e la sua situazione economica e patrimoniale. In generale tuttavia è ragionevole dire che criptovalute e stablecoin non sono uno strumento che un investitore dovrebbe considerare, a prescindere dal rendimento che hanno offerto (le criptovalute, perchè gli stablecoin non danno nessun rendimento nè come aumento di prezzo nè come interessi) negli anni passati.
Una delle argomentazioni per l’investimento in criptovalute o stablecoin, usata molto dagli investitori più “sofisticati”, è che il loro valore non è correlato a nessun altro tipo di investimento. Se ciò fosse vero l’investimento potrebbe avere un senso per il principio della diversificazione: investo in cose che non scendono o salgono di prezzo tutte allo stesso tempo, così riduco il rischio di perdite. Peccato che le criptovalute, e ancor più gli stablecoins, esistono da troppo poco tempo per garantire che siano veramente scorrelate da altri investimenti. Anzi, è presumibile che in una situazione di crisi finanziaria chi avesse subito perdite su altre attività potrebbe vendere le criptovalute per investire in cose che sono diventate meno costose e quindi anche le criptovalute scenderebbero di valore. Quando c'è panic selling scende tutto, a volte anche l'oro.
Dunque l’investimento in stablecoins non ha nessun senso logico perché ho solo un rischio di perdite potenziali e nessun guadagno e nemmeno una diversificazione.
L’investimento in criptovalute può invece avere un senso solo se vi dedico una percentuale minima del mio patrimonio con la stessa logica con cui andrei a giocare al casinò. Non è un investimento, è una scommessa, e quando vado a scommettere, che sia sui cavalli o sulla roulette, non devo giocarmi il mio patrimonio. E' una scommessa sul fatto che ci siano altri più stupidi di me che compreranno il nulla ad un prezzo ancora più alto e ai quali io possa vendere in futuro. E se funziona posso anche guadagnare, esattamente come nella famosa Catena di Sant’Antonio. Finchè qualcuno non si renderà conto che un bulbo non può valere come una casa, e un bitcoin non può valere come una valuta vera.…
Disclaimer: quanto sopra scritto rappresenta unicamente il pensiero, alla data attuale, di Claudio Livolsi e non vuole in nessun modo essere una sollecitazione ad investire o a disinvestire in titoli o altri strumenti di investimento. Le società sopra nominate non sono in alcun modo collegate a Claudio Livolsi. Claudio Livolsi potrebbe o meno aver investito a titolo personale in uno o più dei suddetti titoli. Claudio Livolsi, titolare del sito CLDA Consulting, non è responsabile in alcun modo per investimenti o disinvestimenti effettuati in seguito alla lettura del suddetto articolo
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